venerdì 15 maggio 2009

Cambiasso a "Special100One"


MILANO - Come ogni venerdì Sky Sport apre una lunga ed esclusiva parentesi dedicata all'Inter. A partire dalle ore 18.30 e in replica nella notte, potrete seguire sul canale 201 una nuova puntata di "Special 100 One" con le dichiarazioni rilasciate dal centrocampista nerazzurro Esteban Cambiasso (di cui www.inter vi offre una versione integrale).

Cambiasso: come vive l'appuntamento con il Siena di domenica sera?
"Non lo vivo in una maniera particolare. È sicuramente una partita diversa dalle altre perché domenica il traguardo sarà a un passo, mentre in tutte le altre gare sapevamo dove dovevamo arrivare, ma non ce ne rendevamo conto perché la meta non era ancora così vicina. Credo che la cosa più importante sia affrontare la partita con lo stesso spirito con il quale abbiamo affrontato tutte le altre, tutte quelle che ci hanno portato a questa gara che sarà un vero e proprio match-ball perché, vincendo, lo scudetto rimarrà sul nostro petto".

Se doveste essere costretti a festeggiare il giorno prima a seguito della sconfitta del Milan?
"Noi lavoriamo da dieci mesi con un obiettivo fisso in testa che è, appunto, vincere il campionato, poi come e in che momento questa vittoria arriverà, non possiamo deciderlo. Il bello del campionato è che porta delle sorprese, la cosa più importante è poterlo festeggiare domenica e questo dipende da noi".

Di fatto, il Milan perdendo vi regalerebbe lo scudetto...
"Sarebbe sbagliato pensare che sarebbero loro a darci lo scudetto, perché i punti che ci permettono di vincere questo campionato sono punti che abbiamo fatto noi. Non ci regala niente nessuno, siamo in una condizione nella quale possiamo vincere lo scudetto per i nostri meriti o per i demeriti degli altri però, alla fine, i punti che ci potranno portare a vincere il titolo li abbiamo fatti tutti noi, in campo, lottando per la nostra maglia".

All'inizio della stagione, avrebbe pensato di vincere lo scudetto anche quest'anno?
"Innanzitutto, è prematuro parlare di scudetto perché mancano ancora dei punti e bisogna essere sempre cauti perché nel calcio non è mai detta l'ultima parola. Penso che ognuno di noi inizi la stagione con degli obiettivi in testa, senza pensare a quello che è stato. Ciò che si è vinto a maggio o a luglio viene dimenticato, perché inizia una nuova stagione e non c'è tempo per pensare a ciò che si è fatto nel passato. Quello che conta sono gli obiettivi che ognuno di noi si prefissa all'inizio di ogni nuova stagione. Per noi, nel caso riuscissimo a vincerlo, questo sarebbe uno scudetto speciale perché ottenuto dopo dieci mesi di lavoro intenso da parte di tutta la squadra".

Il carattere di Cambiasso fa sì che sia forte la delusione di una sconfitta o la felicità per una vittoria?
"Sicuramente le vittorie mi fanno comodo, mi piacciono, ma è maggiore la tristezza di quando non vinco rispetto alla soddisfazione di quando vinco. Se faccio un paragone soffro più le sconfitte di quanto mi goda le vittorie".

Anche l'anno scorso, Inter-Siena avrebbe potuto assegnare lo scudetto ai nerazzurri ma, sul 2-1, il pareggio di Kharja eliminò questa possibilità. Se potesse, che cosa cambierebbe di quella partita?
"Se avessimo affrontato quella partita un pò impauriti, allora adesso potrei dire di voler cambiare qualcosa. Invece, l'approccio a quella gara era stato eccezionale, eravamo andati in vantaggio due volte. Probabilmente l'emozione dell'obiettivo così vicino ci ha tradito e ci ha portato a fare degli errori che poi abbiamo pagato. Per fortuna lo scudetto è arrivato sette giorni dopo".

Sono passati cinque anni da quando Cambiasso è arrivato nell'Inter, avrebbe mai pensato, di diventare un punto fermo di questa squadra? "La verità è che non ho mai pensato di sentirmi così importante per un ruolo o per una capacità. Io sono felicissimo di aver dato il mio contribuito all'Inter fino ad oggi e di aver contribuito a portare la squadra al livello attuale. Tra un paio di giorni spero di poter dire di aver contribuito ad una vittoria importante, perchè per me ciò che conta è giocare e che la squadra vinca. Ho disputato quasi tutte le partite, ne ho saltate solo tre. Ho giocato in diversi ruoli e sono stato contento di poter essere utile in ognuno di questi. Quello che conta è avere un gruppo solido e l'Inter lo ha".

José Mourinho ha definito Cambiasso come 'il giocatore mentalmente più veloce' che abbia mai allenato...
"Sicuramente è un grandissimo complimento, perché sentirsi dire da un allenatore che ha lavorato con tanti campioni che sei uno dei giocatori più importanti che ha allenato fa piacere, ma è fondamentale non smettere mai di migliorarsi, perché i complimenti rischiano di farti rilassare e sbagliare".

Che cosa l'ha convinta maggiormente delle sue prestazioni in questa stagione?
"Sicuramente, quello che mi ha fatto molto piacere è l'aver fatto bene come difensore centrale. Arretrare dove avevo giocato quando avevo quindici anni e fare bene mi ha fatto molto piacere".

Ha qualche consiglio da dare ai suoi compagni di squadra più giovani come Mario Balotelli e Davide Santon?
"I pochi consigli che do, preferisco darli direttamente a loro. La strada che sta percorrendo Davide mi sembra assolutamente normale: l'inizio è sempre tutto in ascesa, poi quando si ha un calo bisogna avere l'intelligenza di migliorarsi, c'è chi riesce a superare il momento più delicato e a venir fuori come un fenomeno e chi invece si perde ed è costretto a dirottare su palcoscenici minori. Ma i giocatori che attualmente sono nell'Inter sono dei grandissimi giocatori. La cosa più importante è che giochino come sanno e che tutti si comportino come devono".

Mario Balotelli è il giovane più forte che Cambiasso abbia mai visto?
"In Argentina se ne vedono tanti di giovani. In Italia, dove si fa fatica a lanciare i giovani, Mario può sembrare il numero uno al mondo, ma vi assicuro che in Argentina si vedono grandissimi giocatori con molta più continuità nel tempo".

Ha dato un consiglio al presidente Moratti in vista dei prossimi acquisti? "Abbiamo una società che lavora molto bene, perché le vittorie non sono solo frutto del lavoro degli undici o diciotto giocatori che scendono in campo, ma derivano dal lavoro di un'intera struttura e credo che quello che sta facendo l'Inter sia molto buono, da anni ormai".

Un giudizio su Diego Milito.
"È un amico".

Quanto è determinante il contributo di Zlatan Ibrahimovic nell'Inter?
"Zlatan è stato determinante quest'anno e non solo. Ha permesso a questa squadra di fare un grandissimo salto di qualità. Con periodi straordinari e periodi in cui ha fatto di meno".

Pensando a Cambiasso non possono non venire in mente quei due gol realizzati in Fiorentina-Inter (9 settembre 2006), a cinque giorni dalla scomparsa di Giacinto Facchetti...
"Si, quella è stata una grandissima dimostrazione di squadra, non era facile vincere a Firenze. Purtroppo quello stesso giorno sono stato costretto a lasciare il campo per un infortunio e la delusione derivante da questo non mi ha permesso di godermi a pieno quella doppietta dedicata a Giacinto".

C'è una partita che ricorda in maniera particolare in questa stagione?
"Inter-Juventus del 22 novembre scorso: la sera prima sono andato via dal ritiro ad Appiano Gentile a mezzanotte dopo aver ricevuto la telefonata che mi avvisava che mia figlia stava per nascere. Ho passato quasi tutta la notte in bianco, visto che è nata circa alle otto del mattino, poi sono rientrato un paio di ore dopo al centro sportivo per riposare e poi giocare contro la Juventus, in una partita carica di significato. Credo che sarà una di quelle gare che ricorderò meglio in tutta la mia vita"

La dedica per lo scudetto è scontata...
"Si, sarà per la mia bambina. L'anno scorso era nella pancia di mia moglie, ora potremo stare insieme in un giorno di festa".

Lei e Javier Zanetti portate avanti un progetto importante con i bambini che si è tradotto nell'apertura di un centro di formazione calcistica che avete denominato "Leoni di Potrero". Che cosa evoca in Cambiasso la parola 'Potrero» (in Argentina quello che da noi, più o meno, è l' oratorio, ndr)?
"Innanzitutto, le facce dei bambini che frequentano i nostri corsi e che ci danno tante soddisfazioni, vederli giocatori felici per noi è un motivo di gioia. Poi mi vengono in mente tanti ricordi, le persone che sono cresciute con me. I miei genitori, il momento in cui ho iniziato a giocare a calcio senza mai pensare a che cosa potessi diventare nel futuro".

Agli esordi della carriera di Cambiasso c'è il potrero? "In realtà io ho iniziato in un club di calcetto, il club Parque, dal quale sono usciti tanti calciatori e dove si insegnava bene il calcio. Il potrero era il posto più idoneo, per strada, dove potevamo andare a giocare con gli amici".

Magari, un giorno, potreste ritrovarvi una sorpresa del calcio del futuro come allievo... "Le sorprese arrivano ogni giorno e nel momento in cui io e Javier abbiamo pensato a questa iniziativa era quello che volevamo. Poi con il tempo sono arrivate anche le soddisfazioni e vedere i bambini che si divertono, sentire che siamo stati noi a dargli quella possibilità ci riempie di gioia".

Che cosa vi ha spinto a creare questo centro ?
"Le facce, i sorrisi dei bambini che la frequentano sono sicuramente la cosa più importante per cui è stato creato questo centro, ma anche per fare in modo di mettere a disposizione un centro in cui i bambini possano imparare anche i valori che si ritrovano nella vita".

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